RACING LAGOON

IL SOGNO DELL'HIGH SPEED DRIVING RPG MARCATO SQUARESOFT

C'è stato un periodo della mia vita - quello in cui ero in procinto di innamorarmi di questo medium - in cui se qualcuno mi avesse chiesto di descrivere un videogioco che non esisteva ma che avrei desiderato giocare non avrei avuto alcun dubbio su cosa rispondere. Sono cresciuto a pane e Gran Turismo, poi nella mia vita sono entrati i JRPG ed è stato un vero e proprio colpo di fulmine; non potevo che desiderare l’esistenza di un gioco che mischiasse assieme le due cose. Non avrei saputo spiegare in che modo farlo, ma quello era il gioco dei miei sogni e avrei accettato qualsiasi compromesso pur di metterci sopra le mani un giorno. Quello che il me inesperto di tanti anni fa non sapeva è che c’era un’azienda che aveva effettivamente avuto la mia stessa idea e, non contenta, l’aveva pure realizzata. Quell’azienda era - manco a dirlo - SquareSoft, che nel 1999 aveva già pubblicato titoli del calibro di Final Fantasy VIII, SaGa Frontier 2, Chocobo Racing e Legend of Mana, e che di lì a poco avrebbe completato la lineup con Front Mission 3, Chrono Cross e Parasite Eve II

In mezzo a questo marasma di titoli che hanno scritto la storia del medium, però, SquareSoft decise di inserire anche Racing Lagoon. Un outsider, un titolo nato da un concept mai più replicato in tutta la storia del videogioco. Una follia che poteva nascere solamente dalla continua sperimentazione e dal delirio di onnipotenza di quella Square, che alla fine degli anni ‘90 era sul tetto del mondo e sembrava essere lanciata verso un dominio incontrastato ed eterno.

Da quando ho scoperto della sua esistenza Racing Lagoon è diventato per me una vera e propria ossessione, oltre che un oggetto di culto. Non poteva che essere così dopotutto, era pur sempre un mio piccolo sogno diventato realtà. C’era, ovviamente, un problema insormontabile: Racing Lagoon non è mai arrivato in occidente

È - ahimé - comprensibile, dal momento che venne pubblicato in mezzo ad una vera e propria valanga di titoli che ebbero un successo strepitoso e che, per questo, lo oscurarono persino in patria impedendo che venisse tradotto e localizzato per altri mercati. La mia ossessione però era tale che una volta arrivato in Giappone ho sentito il bisogno di comprarne una copia per provarlo una volta tornato a casa, ma senza conoscere minimamente la lingua potevo farci ben poco se non bearmi della sua estetica incredibile. 

Avanti veloce fino al 2022, anno in cui finalmente viene pubblicata una traduzione amatoriale del gioco e in cui, grazie a Steam Deck, ho finalmente avuto la possibilità di giocarlo nella sua interezza in inglese e di rendermi conto che Racing Lagoon è davvero il videogioco incredibile e totalmente fuori di testa di cui ho sempre avuto bisogno.

Questa è Criptidi, l’antro di Final Round dedicato a tutti quei videogiochi oscuri e ingiustamente dimenticati che meritano una seconda opportunità.

Facciamo un piccolo passo indietro.

Nel 1995 Kodansha pubblica su Weekly Young Magazine un manga che ha fatto la storia della cultura automobilistica giapponese e, a cascata, di tutto il mondo. Parlo ovviamente di Initial D di Shuichi Shigeno, opera dedicata al mondo dello street racing e del drifting che ha contribuito a cementare un certo tipo di immaginario nella cultura di massa ben prima del successo mondiale di Fast And Furious. Racing Lagoon non tenta mai di nascondere la sua evidente ispirazione al manga di Shigeno e anzi nelle sue fasi preliminari sembra davvero una sorta di sua trasposizione apocrifa.

Sho Akasaki, protagonista del gioco, è infatti uno street racer che si è avvicinato quasi per caso al mondo delle corse clandestine, entrando a far parte della crew dei Bay Lagoon Racers pur essendo fondamentalmente impermeabile al fascino della velocità e delle gare. Guida una Toyota Corolla AE-86 Levin bianca e nera, simile in tutto e per tutto all’auto che Takumi Fujiwara guida in Initial D e, inizialmente, si trova a far fronte a due fratelli che spadroneggiano per le strade di Yokohama e che sono in larga parte sovrapponibili ai fratelli Takahashi degli Akagi RedSuns disegnati da Shigeno. Le similitudini, insomma, si sprecano. Questo però non significa che Racing Lagoon non abbia una sua personalità perfettamente distinguibile o che tenti di seguire pedissequamente la narrativa del manga senza mai tentare di prendere la propria strada. La prima cosa che salta all’occhio è che quello di Squaresoft è un videogioco terribilmente malinconico. Prima ancora di insistere sulla lotta per il dominio delle strade della baia viene data una grandissima importanza a Yokohama, al suo essere un agglomerato di luci sfavillanti affacciato sull’infinito nulla dell’oceano e al suo essere il risultato delle scellerate scelte politiche di una generazione interessata solamente alla speculazione e alla crescita forzata dei suoi spazi. Il progresso a Yokohama è stato imposto dall’alto per poi venire arrestato di colpo, lasciando i giovani senza prospettive future a combattere contro un sistema che li vuole conformati e obbedienti senza però offrirgli nulla in cambio

Racing Lagoon in questo è un’opera davvero unica perché prima ancora di parlare delle corse si interroga sul perché di quelle corse.

Lo fa con uno sguardo forse un filo giudicante, ma racconta i suoi protagonisti come un gruppo di disperati che pur di provare qualcosa si lanciano in folli gare a tutta velocità per le strade di una città che ancora non è morta ma che è incastrata in uno stato di animazione sospesa. Parliamo di un videogioco che è forse la massima espressione dell’estetica esagerata della Square degli anni ‘90 tutta modelli spigolosi e acconciature assurde, che però riesce lo stesso a lasciarsi andare verso il sincero romanticismo evocato dall’immagine degli street racer che dopo aver corso a 200 km/h per le strade del porto si fermano a contemplare il mare o le luci della città riflettendo sulle angosce del futuro e sulla loro mancanza di certezze nella vita

Correre, in Racing Lagoon,
è un atto quasi rivoluzionario

Oltre a questo c’è poi un gameplay mai più replicato da nessun altro titolo che mescola due mondi davvero distanti, almeno ludicamente, l’uno dall’altro. La dicitura “High Speed Driving RPG” che campeggia sotto il logo in copertina non è messa lì tanto per: Racing Lagoon è davvero un JRPG travestito da racing game. Lo è perché prende elementi di entrambi i generi e li avvicina in maniera coraggiosissima, mantenendo il meglio che entrambi i mondi hanno da offrire.

Yokohama va esplorata rigorosamente in macchina, e questo espone alla possibilità di incappare in un incontro casuale come succede in qualsiasi videogioco di ruolo giapponese; il twist, in questo caso, è che non si va incontro ad una battaglia a turni, ma ad una vera e propria mini-corsa della durata massima di un minuto in cui il vincitore ottiene dei punti rispetto e la possibilità di spenderli per rubare all’avversario sconfitto una modifica installata sulla sua auto. Le modifiche sono trattate esattamente come i più classici degli equipaggiamenti, ognuna di esse ha pro e contro e delle caratteristiche in grado di cambiare drasticamente il feeling della propria auto.  

La prima volta che si mette piede in un’officina si accede ad un tutorial sulle elaborazioni che, proprio per far capire come approcciare la progressione del gioco invita a vederle proprio come fossero gli equipaggiamenti di Final Fantasy e SaGa Frontier.

Tutto questo è finalizzato principalmente a due cose: costruire nel tempo una vettura imbattibile e mandare avanti la lunga e assurda trama del gioco, che vede Sho coinvolto in uno scontro tra crew per decretare il pilota più veloce della città mentre tenta di far luce sui ricordi oscuratigli dalla sua amnesia (ve l’ho detto che è un JRPG in tutto e per tutto, no?!) per poi trovarsi invischiato in una folle cospirazione governativa a base di eugenetica e controllo mentale.

Racing Lagoon è di più. Sempre.

Racing Lagoon trasuda anni ‘90 da ogni pixel per il suo character design che anticipa di qualche anno una tendenza estetica tipica del primo periodo di Square Enix su PlayStation 2, per i suoi personaggi al limite dell’assurdo e per una tendenza generale verso un’estrema teatralità di ogni suo dialogo che non può non strappare che sinceri sorrisi di fronte alle sue cutscene fatte principalmente di romantici poligoni tagliati con l’accetta. Ad essere davvero imbattibile, però, è il suo mood contemporaneamente cool e malinconico, quasi triste, che viene costruito sia dall’esposizione over the top di certe sue sezioni narrative sia dalla cura incredibile riservata ai suoi meravigliosi menù e alle grafiche delle schermate di caricamento. Un vero e proprio distillato di quell’atmosfera che solo certi videogiochi prodotti in Giappone alla fine dello scorso millennio sapevano evocare e che oggi sembra essersi persa per sempre.

Non è tutto oro quello che luccica tra le scanlines: il sistema di guida è abbastanza primitivo e la draw distance limitata rende in certi casi molto difficile l’individuazione delle curve rendendo le gare una delle componenti più deboli di tutto il pacchetto. 

Certo, si può decidere di installare un computer di bordo che annunci per tempo a schermo la conformazione del tracciato, a patto di appesantire parecchio l’auto sacrificandone le prestazioni; questo perchè in Racing Lagoon ogni elemento di design si parla in accordo col tema automobilistico del titolo. A questo fa però da contraltare una varietà sorprendente di eventi differenti, che spazia dalle brevi corse regolari a sfide testa a testa sul molo a chi frena per ultimo senza finire in mare, passando per le competizioni tra kei car negli stretti vicoli di chinatown, le gare sui passi di montagna, le sfide sullo sterrato e addirittura delle piccole gymkhana all’interno dei parcheggi dell’autostrada. Prendete uno qualsiasi dei racing game odierni e non ci troverete dentro neanche la metà di tutto questo ben di dio

Ognuno di questi eventi, tra l’altro, necessita di auto elaborate in maniera differente e spinge ad una costante evoluzione del proprio mezzo per adattarlo ad ogni scenario possibile in una rincorsa al minmaxing che, ancora una volta, sottolinea quanto Racing Lagoon sia prima di tutto un JRPG sviluppato dall’azienda che più di tutte aveva imposto la sua visione dei JRPG sul mondo intero.

Sullo sfondo c’è sempre una città che osserva i suoi figli mettere continuamente a rischio la loro vita per trovare un senso alla propria esistenza. C’è chi sulla strada perde tutto, chi vive con il solo scopo di inseguire la pura velocità e chi ha dedicato tutto sé stesso al tentativo di usurpare il titolo di “Yokohama Fastest Legend” per trovare un obiettivo da seguire. È un mondo all’incontrario che sembra costruito su misura per gli street racer. Al suo interno è possibile entrare in contatto con tutte le sottoculture automobilistiche del Giappone, a partire dal mondo dei bosozoku e delle loro elaborazioni estetiche esagerate per arrivare fino ai drifter che assaltano i passi di montagna di traverso, senza dimenticarsi le crew dedicate esclusivamente alle kei kar e ai minivan, agli appassionati di auto importate da Europa e Stati Uniti e dei team che si sfidano a velocità folli sulle autostrade, in aperta citazione a gruppi realmente esistenti come il Midnight Club, i No Good Racing o a garage leggendari come il Top Secret di Smokey Nagata.

È un po’ il paradiso proibito dei petrolhead. Una scarsa conoscenza del sottobosco automobilistico del sol levante degli anni ‘90 porta sicuramente ad un’esperienza meno ricca a livello di contesto, ma anche solo essersi avvicinati ad opere come Initial D o Wangan Midnight basta ad apprezzare sia i temi che le atmosfere evocate da Racing Lagoon in tutta la sua meravigliosa stranezza.

Sapete come si dice, no? “Fai attenzione a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo”. Beh, sì, però a me è andata bene, perché sono stato ossessionato dall’idea di Racing Lagoon per anni senza nemmeno sapere che esistesse, e una volta portato a termine mi è proprio entrato nel cuore. Poco importa se è chiaramente invecchiato o se già all’epoca c’erano racing game estremamente più realistici. Ciò che conta davvero è il suo essere - letteralmente - unico nel suo genere, oltre al fatto di rappresentare in tutto e per tutto la testimonianza definitiva del fatto che in quegli anni sbagliare un videogioco per Square era pressoché impossibile. Io sono partito aspettandomi di giocare ad un adattamento improprio di Initial D e sono stato catturato da un videogioco dall’estetica impareggiabile, capace come pochi di farmi provare nostalgia per posti e periodi storici in cui non ho mai vissuto.

Ho tenuto in memoria un save state perché ancora oggi sento ogni tanto il bisogno di mettere le ruote sulle strade della baia di Yokohama, anche solo per ascoltare la sua meravigliosa colonna sonora o per fermarmi a guardare il mare da sotto ad una ruota panoramica condannata a venire divorata dalla salsedine del porto. Perché, per utilizzare un modo di dire un po’ cheap, Racing Lagoon è la dimostrazione che a contare non è la destinazione ma il viaggio

Soprattutto se quel viaggio lo si affronta seduti a bordo di una Nissan 300ZX messa di traverso per le strade della Yokohama del 1999.

Pubblicato il: 23/04/2024

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23 commenti

Mi piace l articolo devo mettere che il Gioco mi ha incuriosito non poco!

Grazie Sori per avermi fatto scoprire una delle OST più belle di sempre :)

Grazie Sori per questo viaggio incredibile. Per me è stato esattamente come stare sul sedile del passeggero mentre guidavi tra le strade di un sogno. Avrei amato alla follia questo gioco se fosse arrivato anche da noi.

Devo dire che lo sperimentare coi videogiochi che c'era negli anni '90 sta quasi scomparendo nelle grandi aziende, ed è veramente un gran peccato. Una volta tiravi fuori dal cilindro un JRPG a tema corse originalissimo e il giorno dopo fai uscire ro …Altro... Devo dire che lo sperimentare coi videogiochi che c'era negli anni '90 sta quasi scomparendo nelle grandi aziende, ed è veramente un gran peccato. Una volta tiravi fuori dal cilindro un JRPG a tema corse originalissimo e il giorno dopo fai uscire roba come "The quiet man".
Questa rubrica promette veramente bene! Grande Sori <3

Uno shottino ogni volta che Sorichetti scrive "vero e proprio" e la serata sboccia!

Gli articoli per cui sosteniamo e amiamo FinalRound <3
Tra l'altro, grande merito di questo sito è avermi fatto scoprire la tua penna Sori, ancora complimenti, i tuoi pezzi trasudano sempre passione, nell'accezione più positiva del termine (=priva …Altro...
Gli articoli per cui sosteniamo e amiamo FinalRound <3
Tra l'altro, grande merito di questo sito è avermi fatto scoprire la tua penna Sori, ancora complimenti, i tuoi pezzi trasudano sempre passione, nell'accezione più positiva del termine (=priva di tossicità).
Bella idea questa rubrica, rientra nei grandi temi della "preservazione videoludica" e "storicizzazione del medium", su cui spero si facciano "battaglie" (solo metaforiche) sempre più diffuse, intense e importanti.

Bell'articolo Sori come sempre.
Mi ricordo all'epoca mi ritrovai la copia in mano Jap e rosicavo di brutto sul fatto che non sarebbe mai uscito in occidente.
Poi nel tempo l'ho dimenticato e mai controllato l'esistenza di una traduzione amatoriale. …Altro...
Bell'articolo Sori come sempre.
Mi ricordo all'epoca mi ritrovai la copia in mano Jap e rosicavo di brutto sul fatto che non sarebbe mai uscito in occidente.
Poi nel tempo l'ho dimenticato e mai controllato l'esistenza di una traduzione amatoriale.
Tempo di recuperarlo.

High. Speed. Driving. RPG.
Incredibile. Grazie, Sori.

Parto col dire che l'articolo è veramente bello, complimenti, e continuo ringraziandoti per avermi fatto scoprire questo gioco che è riuscito a catturare anche me, che non vado proprio d'accordo con i racing game.
Quello che mi ha colpito provand …Altro...
Parto col dire che l'articolo è veramente bello, complimenti, e continuo ringraziandoti per avermi fatto scoprire questo gioco che è riuscito a catturare anche me, che non vado proprio d'accordo con i racing game.
Quello che mi ha colpito provandolo con mano è anche la scelta delle sonorità che oscillano tra generi anche diversi ma tipici del fusion che in Giappone ha avuto in quegli anni un espansione totale e che adesso sta venendo riscoperto.
Grazie ancora per questa scoperta e niente adesso mi toccherà trovare se non il gioco fisico almeno un LP.

È il primo articolo che leggo e mi hai fatto venire voglia di leggere tutto il sito
❤️

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